Il Cav. prevede guai sui lavori della giunta e ridiventa minaccioso

“Non siamo disponibili a mandare avanti un governo se la sinistra dovesse  impedirmi di fare politica”. E insomma Silvio Berlusconi, collegato al telefono con una manifestazione dell’“Esercito di Silvio”, a Bassano del Grappa, dà un preavviso di sfratto al governo di Enrico Letta. “Dopo vent’anni dalla mia discesa in campo si ripete la stessa situazione”, ha detto il Cavaliere. “Tentano di nuovo di togliermi di mezzo attraverso misure giudiziarie che nulla hanno a che vedere con la democrazia”. Parole che preludono alla delicatissima fase che si aprirà il 9 settembre, quando la giunta del Senato avvierà l’esame sulla sua decadenza dal seggio parlamentare. Lo Prete Soluzione Pannella
15 AGO 20
Immagine di Il Cav. prevede guai sui lavori della giunta e ridiventa minaccioso
“Non siamo disponibili a mandare avanti un governo se la sinistra dovesse impedirmi di fare politica”. E insomma Silvio Berlusconi, collegato al telefono con una manifestazione dell’“Esercito di Silvio”, a Bassano del Grappa, dà un preavviso di sfratto al governo di Enrico Letta. “Dopo vent’anni dalla mia discesa in campo si ripete la stessa situazione”, ha detto il Cavaliere. “Tentano di nuovo di togliermi di mezzo attraverso misure giudiziarie che nulla hanno a che vedere con la democrazia”. Parole che preludono alla delicatissima fase che si aprirà il 9 settembre, quando la giunta del Senato avvierà l’esame sulla sua decadenza dal seggio parlamentare.
Il Cavaliere ieri, a Palazzo Grazioli, ha analizzato a lungo la situazione. Ad ascoltarlo, assieme al gran visir Gianni Letta, erano solo in cinque: il vicepremier Angelino Alfano, i capigruppo Renato Schifani e Renato Brunetta, il presidente della commissione Esteri di Montecitorio, Fabrizio Cicchitto. Malgrado le apparenze, l’ex presidente del Consiglio sembra non avere (al momento) interesse ad aprire una crisi di governo dagli esiti imprevedibili. Tenta piuttosto di ottenere dal Pd una dilazione dei tempi, un rinvio del procedimento a suo carico in Senato. Ma chissà, l’uomo è notoriamente incline a cambiare idea. E difatti l’atteggiamento della sua corte, sia dei falchi sia delle colombe, si è un po’ modificato negli ultimi giorni. Nessuno più va in pellegrinaggio dal grande capo per offrirgli consigli, ma quasi esclusivamente per sondarne gli umori. La decisione di Giorgio Napolitano di nominare ieri quattro senatori a vita ha provocato un po’ di fastidio, soprattutto nell’ala dura rappresentata da Daniela Santanchè: “L’unico che meritava quel posto, cioè Berlusconi, Napolitano non lo ha nominato”. Secondo la Pitonessa, dunque, la scelta del Quirinale è un segnale ostile. La sfiducia s’alterna alla minacciosa speranza. Il Pdl insisterà sull’irretroattività della legge Severino e sulla necessità che la giunta del Senato blocchi i lavori in attesa di un pronunciamento della Corte costituzionale sulla decadenza. Ma se il Pd dovesse opporsi?